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Menopausa, dolore "intimo" per la metà delle donne - 03/04/2017

Roma, 3 aprile 2017 – Un problema “intimo” che può incidere negativamente sulla qualità di vita e suk rapporto di coppia. Provoca sintomi come secchezza vaginale, dolore nei rapporti sessuali ma anche problemi dell’apparato urinario, come cistiti ricorrenti, infezioni e incontinenza urinaria. È l’atrofia vulvo-vaginale, che colpisce in menopausa una donna su due, anche se solo una su 10 affronta il problema. A queste vanno aggiunte anche le donne colpite da tumore:sono 200mila quelle sessualmente attive alle quali a causa del tumore al seno viene indotta la menopausa e possono andare incontro a sintomi severi del disturbo, e le adolescenti colpite da anoressia. Se n’è parlato all’incontro “Donne in menopausa e tumori femminili: come recuperare benessere e qualità di vita”. “Purtroppo l’atrofia vaginale è ancora sottovalutata e sottodiagosticata: il 63% delle donne non sa che è una condizione cronica; il 75% si aspetta che siano i medici ad iniziare la discussione, ma questo si verifica soltanto nell’11% dei casi” spiega Rossella Nappi membro del Direttivo della Società Internazionale della Menopausa. “L’incidenza di disturbi vaginali sale ulteriormente in chi ha avuto tumore. Il 70% delle pazienti che ha avuto tumore al seno in età da menopausa ha sintomi di atrofia vaginale, mentre la sviluppa 1 su 4 tra le più giovani” spiega Riccardo Masetti, presidente di Susan G.Komen Italia. Pur sapendo che si tratta di un problema ormonale, “l’uomo inevitabilmente si sente rifiutato – afferma Emmanuele A. Jannini, Presidente dell’Accademia Italiana della Salute della Coppia – Ecco perché può anche provocare lo sviluppo di una serie di patologie maschili ‘menopausa-correlate’, come l’eiaculazione precoce o la disfunzione erettile su cui intervenire anche tramite l’aiuto e il counselling di un esperto”. “Tante sono le strategie: esercizi del pavimento pelvico, laser, radiofrequenza – conclude Nappi – in attesa magari di poter utilizzare farmaci specifici: quelli che abbiamo oggi, consentiti anche nelle donne operate di tumore al seno, si comportano come estrogeni ma solo nella vagina”
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